Npl, i nodi vengono al pettine

A breve arriveranno le linee guida della Banca centrale europea per superare il problema dei non performing loans. La rassicurazione agli operatori di mercato, che da tempo reclamano una soluzione di sistema capace di affrontare i nodi ancora irrisolti, che impediscono alla ripresa di farsi strada in Europa, è arrivata da Daniele Nouy, a capo dell’organo di supervisione bancaria della Bce. Pur senza fornire dettagli operativi, la Nouy ha spiegato che le raccomandazioni alle banche e le buone pratiche individuate costituiranno una base affinché i supervisori bancari possano valutare la gestione dei crediti deteriorati.

“Al di là delle banche ritengo”, ha aggiunto l’alto funzionario, “che alcuni Paesi possano migliorare ulteriormente la loro cornice legale e giudiziaria per facilitare lo smaltimento tempestivo dei non performing loans” ha esortato il numero uno della Vigilanza unica europea. Insomma, tocca ai singoli Paesi fare la loro parte, dato che l’Eurotower non ha poteri illimitati. Per quanto riguarda l’Italia, negli ultimi mesi sono stati fatti passi in avanti significativi sul fronte legislativo e il mercato non è più ingessato. La definizione della strategia di intervento sulle sofferenze di Mps e la realizzazione della prima operazione con ricorso alla Gacs da parte della Popolare di Bari promettono di fare da benchmark per future operazioni di questo genere.

Ne abbiamo parlato con Antonella Pagano, country manager di Lindorff Italia. Ruolo da poco assunto dopo 17 anni in Pwc, dove ricopriva il ruolo di partner. La manager ha maturato una lunga esperienza pluriennale nei settori dei crediti deteriorati, delle ristrutturazioni finanziarie, delle fusioni e delle acquisizioni, delle valutazioni e del corporate finance.

Dopo la definizione della cessione npl di Mps, a suo avviso il mercato italiano dei crediti deteriorati è pronto al decollo? quali gli ostacoli ancora presenti?

“Il perfezionamento della cessione del portafoglio Mps segnerà un punto di svolta importante per il mercato italiano.

In termini più generali diversi fattori spingono per una accelerazione del deleverage bancario: la crescente attenzione e pressione da parte del regolatore sull’esigenza di ridurre il npe ratio  e la forte penalizzazione in borsa dei titoli delle banche appesantite da npl sono a mio avviso i principali”.

Quali i nodi più importanti da sciogliere?

“L’ostacolo all’accelerazione del processo di dismissione è il famigerato gap tra domanda e offerta, che oltre a determinare un effetto immediato a conto economico ha anche effetti sui modelli interni di calcolo delle banche delle lgd (loss given default, ndr), con conseguente impatto anche sulla valutazione del portafoglio residuo delle banche e sulle nuove generazioni di npl.

Lo stock di sofferenze si è stratificato nel corso degli anni (in costante aumento dal 2008) e non è pensabile risolverlo in pochi mesi e con un unico approccio a fronte di una realtà diversificata da banca a banca. E’ tuttavia importante delineare delle soluzioni coerenti e strutturate che portino alla valorizzazione per le banche e gli altri stakeholder un giusto mix di cessione, outsourcing e rafforzamento delle strutture interne di gestione. E’ più facile a dirsi che a farsi, ma tutto parte da una attenta ricognizione del problema”.

In un portafoglio di sofferenze bancarie, tendenzialmente quelle riferite al comparto immobiliare vengono valutate meno o più delle altre?

“La regola generale è che i crediti ipotecari valgano più di quelli chirografari, tuttavia occorre guardare al sottostante. Volendo fare un esempio estremo un credito garantito da ipoteca su un capannone industriale dismesso con copertura in eternit vale molto meno di un credito chirografario. Il valore di un portafoglio è in funzione delle specifiche caratteristiche e della qualità del collaterale dei crediti che lo compongono”.

Veniamo a voi. Come si sta muovendo Lindorff nel mercato italiano?

“Siamo un operatore che combina l’approccio industriale con la capacità di investire risorse finanziarie importanti, bilanciando in modo equilibrato acquisto con gestione per conto terzi. In Italia Lindorff è presente dal 2014, ma quest’anno segna l’inizio di una nuova fase: abbiamo acquisito Cross Factor, una società operante da oltre 20 anni nel mercato dei npl in Italia. Intendiamo sviluppare anche in Italia quanto realizzato con soddisfazione negli altri paesi in cui operiamo da più tempo: l’esempio più immediato è fornito dall’esperienza spagnola, dove siamo partiti investendo nell’asset class di tradizionale interesse, il credito chirografario retail di piccolo taglio, per poi acquistare piattaforme bancarie di gestione di crediti chirografari e Aktua, una delle principali piattaforme spagnole di gestione di crediti ipotecari e di immobili”.

 

Fonte: Luigi Dell’Olio, Monitorimmobiliare

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