Anche i professionisti della finanza hanno bisogno di una “spalla”

Come in molti settori anche in quello finanziario il team è uno degli elementi che possono fare la differenza nell’attività generale della banca, del fondo o di una società di consulenza.

Tra riunioni, call, comitati, consigli di amministrazione e incontri, per ogni senior attivo nel settore della finanza riuscire a gestire da solo la mole di lavoro al quale è sottoposto è quasi impossibile, in particolare considerando la velocità del mondo degli affari di oggi. 

La squadra, almeno in teoria, è fondamentale proprio perché, fra le altre cose, consente la distribuzione del lavoro, in modo da garantire una migliore efficienza e un servizio più veloce, e scarica il senior dal peso di tante piccole preoccupazioni che lo rallenterebbero nelle attività più importanti. Quelle in cui, in sostanza, deve spendersi in prima persona proprio in virtù del suo ruolo.

Il problema però è che del proprio team ci si deve fidare. E soprattutto si deve saper delegare. Una qualità che, spesso, sembra essere inversamente proporzionale alle responsabilità del ruolo: più il proprio lavoro assume rilevanza all’interno della banca o della società, meno molti professionisti sembrano essere in grado di cederne una parte ai propri collaboratori.

La paura è che questi non siano capaci di reggerne il peso, che possano sbagliare di fronte al cliente o gestire male un’operazione magari solo perché più giovani e quindi inesperti. Dall’altro lato, però, tentare di tenere tutto sotto controllo in prima persona può essere altrettanto controproducente, perché potrebbero sfuggire gli aspetti importanti e si perderebbe tempo prezioso che potrebbe essere destinato all’approfondimento o al networking.

Come fare allora per uscire da questa impasse? Alcuni professionisti con cui mi sono confrontata non riescono davvero a uscirne e si limitano a caricarsi di tutto lo stress, altri puntano alla qualità dei propri collaboratori, scegliendoli con molta cura e severità – è anche per questo che oggi, fra i neolaureati, solo chi è veramente bravo ed è capace di capire le cose prima ancora che gli vengano dette lavora davvero. 

Un’altra strada, che non sempre viene presa, potrebbe però essere quella di scegliersi il proprio “secondo”, ossia uno dei giovani del team sul quale dirottare tutti i propri sforzi da “tutor” oltre che da “capo”, qualcuno da istruire e indirizzare e a cui spiegare bene cosa fare. Qualcuno, insomma, che in assenza del senior sia in grado di sostituirlo. E di fargli dormire sonni tranquilli.

Certo, occorrerà fare del “cherry picking” nel proprio team e individuare il più bravo o brava, quello o quella che scalpita più di tutti e che ha voglia di fare. Lo stesso professionista dovrebbe mettere da parte l’orgoglio per vestire i panni del mentore. Un’attività estremamente time consuming, si obietterà, ma è uno sforzo che, alla lunga, potrebbe venire ripagato, sia nei confronti del senior, che saprà esattamente a chi delegare, e sia in quelli dei giovani talenti, che così potrebbero essere maggiormente valorizzati e motivati. Per una catena virtuosa che, nel complesso, farebbe bene a tutta la struttura.

Fonte: Laura Morelli – laura.morelli@financecommunity.it

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